Concessioni demaniali, Confcommercio Taggia e Sindacato Balneari (SIB) chiedono revisione del bando. L’associazione segnala criteri che penalizzano gli operatori storici e profili di contrasto con la Legge 118/2022. Da qui la richiesta di chiarimenti e, se necessario, di modifica del documento.
La pubblicazione del bando per le concessioni demaniali marittime ha sollevato preoccupazione tra gli operatori balneari di Taggia. Confcommercio Taggia ha analizzato il documento e segnala all’Amministrazione comunale alcune criticità nei criteri di valutazione: così com’è strutturato, il bando rischia di contraddire le delibere comunali di indirizzo più recenti e i principi della Legge n. 118 del 5 agosto 2022 (Legge 118/2022), che indica come criteri di selezione la qualità, l’esperienza e la capacità di garantire un buon livello di servizio.
Punteggi che penalizzano chi ha investito nel territorio
Il punto più critico riguarda il progetto tecnico: il bando assegna fino a otto punti a chi riduce i manufatti esistenti di oltre il 50 per cento. Il risultato è che vengono avvantaggiati gli operatori che partono da zero, con minori investimenti iniziali, rispetto ai gestori storici e principalmente viene automatico che si riducano i servizi offerti non avendo a disposizione manufatti adeguati all’accoglienza dei committenti, senza parlare di quei lotti che, non avendo grandi dimensioni, rischiano di dover rinunciare ai servizi minimi essenziali. In forte contrasto anche con il basso impatto ambientale citato, che obbliga lo smaltimento di manufatti (non obsoleti) con sostituzione degli stessi e di attrezzature essenziali come lettini, ombrelloni e sdraio da sostituire anche se semi nuovi.
Una contraddizione difficile da ignorare
Il bando incentiva modelli di gestione leggeri, ma allo stesso tempo chiede al concessionario di realizzare opere e servizi aggiuntivi per il Comune, a proprie spese. I due requisiti si contraddicono. Soprattutto il loro effetto combinato rischia di rendere la gara accessibile principalmente a grandi operatori o gruppi strutturati, penalizzando le piccole imprese e le gestioni familiari: esattamente il contrario di quanto prevede la Legge 118/2022.
Mancano criteri di qualità misurabili
Infine, dal documento emerge che non sono previsti punti aggiuntivi per chi possiede certificazioni di qualità e sostenibilità, certificazioni di servizio, ambientali, di accessibilità, di gestione, di parità di genere. Un’anomalia se si considera che nella maggior parte dei bandi analoghi pubblicati in Italia sono già criteri standard. Senza questi parametri, oggettivi e verificabili, la procedura perde uno strumento concreto per distinguere gli operatori sulla base della qualità effettiva.
Le richieste di Confcommercio Taggia
L’associazione chiede all’Amministrazione comunale tre cose precise: chiarimenti sui criteri di attribuzione dei punteggi; la revisione del meccanismo che premia la riduzione dei manufatti; l’introduzione di parametri di qualità coerenti con la Legge 118/2022. Confcommercio Taggia è disponibile a un confronto diretto con gli uffici comunali.